654 68. Passava una volta l'uomo di Dio con un compagno
attraverso la Puglia e, presso Bari, s'imbatté sulla
strada in una gran borsa, chiamata fonda dai commercianti,
gonfia di monete. Il compagno richiama l'attenzione del Santo
e con insistenza vorrebbe indurlo a prendere da terra la borsa,
per darne il denaro ai poveri. Esalta la pietà per
i poveri e loda l'opera di misericordia che si compirebbe
elargendo quella somma.
Il Santo si rifiuta assolutamente e afferma che è una
astuzia del diavolo. «Non si deve, figlio, - dice -
portare via ciò che è di altri. Donare la roba
altrui non merita gloria, ma va punito perché è
peccato».
Si allontanano poi presi dalla fretta di terminare il viaggio
iniziato. Ma il compagno, deluso nella sua pietà poco
illuminata, non è contento e insiste nel proporre la
trasgressione.
Il Santo accetta di ritornare sul luogo, non per fare quanto
il frate desidera, ma per mostrare a quello stolto il mistero
di Dio. Chiama un giovane, che era seduto sull'orlo di un
pozzo lungo la strada, affinché sulla parola di due
o tre testimoni si manifesti il segreto della Trinità.
E ritornati tutti e tre alla fonda, la vedono rigonfia di
denaro.
Il Santo ordina che nessuno si avvicini, per poter manifestare
con la preghiera l'astuzia del demonio e, portatosi a un tiro
di sasso, si immerge in devota preghiera. Poi ritornato ordina
al compagno di sollevare la borsa, che in seguito al suo pregare
racchiudeva un serpente in vece del denaro.
Il frate trema sconcertato, e preso non so da quale presentimento,
rivolge nell'animo pensieri ben diversi da prima. Ma infine,
allontanando ogni dubbiosità del cuore per rispetto
alla santa obbedienza, afferra la borsa. Ed ecco, un grosso
serpente sguscia dalla borsa e rende palese al frate l'inganno
diabolico. Concluse il Santo: «Il denaro, o fratello,
per i servi di Dio non è altro che il diavolo ed un
serpente velenoso».